lunedì 5 gennaio 2009

il professore Spatachiaro

I muloni moderni ganno un luks che par strano a i veciazi. Particularmente quei bragonzi co el cavaloto basso che par che i ze la gabia fazudo soto. Va ben ma l'altro zorno i ga vedusto par istrà el prof Spatachiaro de settanta ani zirca co indosso un per de braghe blu de vinti ani fa almeno anca lu co el caval basso che pareva che el ze la gavessi fata soto. Corzi e ricorzi vichiani gavessi dito el professore.

giovedì 1 gennaio 2009

gioventù comunista

De jovine Pepi Zet iera comunista. Nela sezion Pratone del rion Univerzità el più gasà iera el caro compagno Pallanza. La gaveva ssai su co i borghesi. Fassisti borghesi anora pochi mezi el zigava. Po Zet lo ga perzo de vista. Ciò un mucio de ani dopo no lo vedi in televizion che el tenta de tirarghe scapaloti a un sior mussulman. Bon el iera diventà professoron de la univerzità americana de Cann Bicc e el parlava che el pareva nassudo in America. El ze diventà berlusconian convinto ansi gasà. Zet ga el dubio che sto Pallanza sia nato gasà e tal qual restado anca dopo vecio, vuolzi old.

venerdì 26 dicembre 2008

sesso e amore fatti bene fanno bene

Monsignor Piergiorgio Ragazzoni, ospite del Rotary club Trieste al Circolo Ufficiali durante una conviviale e davanti ad una tavola ben imbandita, ha ripercorso di fronte ad un parterre du roi di anziani ancora ben vispi il concetto dell'amore espresso dalla prima Enciclica di Benedetto XVI, sul tema "Deus Caritas est". Il prelato ha sottolineato la novità dell'enciclica che propone una nuova visione dell'amore, e quindi dell'eros, tema quanto mai innovativo ed attuale. L'eros deve essere disciplinato e maturo, non riducendosi a puro sesso, ma deve essere l'unione di corpi e anime in perfetta armonia. Si tratta in sintesi del novissimo concetto, solo in parte anticipato dalla famosa scrittrice Liala, della necessità, anche per chi non ha una scelta di fede, di superare il dualismo tra spirito e corpo. Il rancio era buono ed abbondante, qualche lacrima sulle gote rugose di qualche bella signora persa in lontani ricordi. Deus vult.

mercoledì 24 dicembre 2008

Chi scende a Lomazzo?

"Ciao Gigi, come va?" "Ciao, beh sto andando a pagare i contributi per Alina, la mia colf." "Ma non sai che li puoi pagare in tabaccheria?" "Davvero, dal tabaccaio?" "Sì e puoi pagare anche per il riscatto laurea...meglio, no?"
Dallo spot del ministro Brunetta e dei tabaccai "Reti amiche".

"Grazie Gigi è stato un piacere vederti, che ne diresti di una cenetta tra noi due?" "Volentieri, conosco un ristorantino a Lomazzo...domani a mezzogiorno?" "Perfetto, vengo col treno."

L'amico di Gigi aspetta Gigi alla stazione di Lomazzo. Arriva il treno all'ora stabilita, ma Gigi non si vede.

L'amico, preoccupato, telefona a Gigi. "Ciao Gigi, come mai non sei venuto?" "Ma io ero sul treno..." "Allora?" "Beh, quando son arrivato ho sentito il capostazione che gridava: chi scende lomazzo, chi scende lomazzo. Oh, son mica scemo, ho proseguito."
Italia al tempo di Berlusconi/Dipietro

lunedì 22 dicembre 2008

ANNUNCI ECONOMICI

Lesioni personali.
Gino Macigno spacca gambe su commissione per 35 € ciascuna.
Sconto di 5€ per frattura esposta braccia.

giovedì 18 dicembre 2008

miseria e nobiltà

Maria, trovatella, dopo la dura scuola elementare religiosa delle Carmelitane scalze fu mandata a soli quindici anni a servizio dalla contessa Gaby von Presnitz e del di lei marito colonnello Hugo Hamburg.
Maria era magra come un chiodo per la tanta fame patita, oltre che rachitica il petto in dentro la pancia piccola tonda tipo terzo mondo e le chiappettine floscie come mandarini spremuti. In una parola una bella giovine, almeno agli occhi del colonnello Hugo che tutta vita aveva dovuto tenersi quel orrendo sgorbio della Gaby che aveva sposato solo per soldi e per titolo salvo poi accorgersi che soldi non ve ne erano e anche il titolo era di dubbia origine.
Ora la contessa Gaby si interessava solo di canasta e ogni giorno dalle tre alle otto di sera era gran batter carte con le sue tre amiche duchessa Asburgica Lorena, marchesa Lorena Asburgo e Pinuccia la verduraia.
Il colonnello aveva fatto tutta la sua carriera in fureria perchè era terrorizzato dalle armi, se non della sua stessa ombra. Raccontano i suoi amici che una volta che fu chiamato in commissione disciplina perchè non aveva visto passare il generale Ucci Fossombrone e conseguentemente non lo aveva salutato insomma se l'era fatta addosso ma non metaforicamente bensì sustanzialmente ragion per la quale era stato degradato ed espulso dal suo corpo.
Oramai la vita di Hugo era senza scopo stava tutto il giorno a casa girando in tondo come un bambolotto e quando arrivavano le Signore della canasta correva a chiudersi in bagno per la vergogna che provava.
Ma un giorno maledetto giorno! Maria era in questo bagno padronale che puliva la vasca in finta porcellana. Il colonnello era spaparanzato sul divano di finta pelle con la sua vestaglia migliore di raso rosso di polimeri e foulard negligentemente annodato al collo centopercento nylon quando suona il campanello di casa. Chi sarà? Ah, quelle orrende vecchiacce puzzolenti della canasta.
Il poveretto se ne era scordato salta su di botto e si fionda in bagno dove normalmente si chiudeva nelle quattro ore del gioco di carte. Entra tutto sudato affannato vede queste povere chiappette disidratate per aria questo posteriore macilento questa gobbetta dolce non capisce più niente e pur essendo da anni sofferente di impotentia coeundi salta addosso a Maria come il leone sulla tenera gazzella nella savana. Ma prima ancora di iniziare l'osceno amplesso crolla a terra morto per l' emozione. Così fu che Maria conservò per sempre il fiore della sua innocenza ben custodito.
Nel testamento del colonnello Hugo era scritto che lasciava a Maria la sua collezione di soldatini di piombo. La Gaby si risposò appena passato il periodo di stretta vedovanza con il dr. Piorrea, impiegato comunale gran giocatore di canasta.
Il ricevimento, trecento persone, fu tutto sulle spalle di Maria, che lo organizzò nel cortile (g.c.) delle Carmelitane.
Non fu un gran successo.

giovedì 11 dicembre 2008

Cenone di Natale alla pensione Maria

Il cenone di Natale alla pensione Maria, Arta Terme, Carnia, veniva servita in cucina poichè l'orrida stamberga non aveva tinello.
Gli ospiti sedevano attorno ad un tavolaccio di legno tarlato senza tovaglia in questo stanzone che aveva al centro il tipico fogolar friulano carnico il cui camino purtroppo non tira mai bene, e questo non faceva eccezione. Al soffitto erano impiccati tre salami due formaggi e un quarto di bue coperto di vermi. Densa era la puzza di fumo, di porco, di latte rancido e di carne marcia.
In quell'anno di crisi 19.. una stramba compagnia vi era convenuta.
La signora Elvira faceva gli onori di casa e le presentazioni, anche perchè non partecipava nessuno degli ospiti dell'anno precedente. Ogni anno infatti cambiavano gli ospiti a Casa Maria. Mai un turista che si fosse presentato due volte di seguito.
Casa Maria non figurava sulle guide turistiche più prestigiose. Elvira, indicando due uomini, uno allampanato ed uno tracagnotto uno calvo ed uno con i capelli all'umberto disse. "Questi sono due buoni amici, Orazio Giorgis che fa il cantante confidenziale sulle grandi navi e Silvano Argenti , sarto da donna. Poi abbiamo il colonnello Ulrico Carletta con la signora Brigida e la famiglia Renzi con il signor Ottavio, la signora Colombina e i due ragazzi Enrichetto e Flavietta. Il signore seduto vicino al fuoco è il professore universitario Pallanza. Da ultimo le presento il conte Giovannino Gaveva, bronzo olimpico del 19.. specialità curling, che ci onora della sua presenza.
A nessuno era sfuggita l'evidente affettuosità con cui si guardavano sottecchi Orazio e Silvano, ed era anche curioso il fatto che il colonnello Carletta stesse seduto su tre cuscini. Dall'angolo destro del labbro di Enrichetto colava un filo grumoso di saliva limacciosa; Flavietta non guardava in faccia nessuno ed ogni tanto si nascondeva dietro al tovagliolo. Mamma Colombina era più larga che lunga e papà era attirato come da una calamita dal culone della bellissima Ramona, la servetta. Pallanza teneva sempre un dito nel naso, ne traeva pallottoline che poi passava sui lunghi capelli bisunti. Il conte Gaveva, uomo elegantissimo nel suo completo rigato di cachemire aveva purtroppo i gomiti lisi, troppo lisi. "Ramona avanti con gli antipasti" cacciò un urlo la Elvira. Cominciò così i cenone natalizio in quella triste locanda.

MENU NATALIZIO ALLA PENSIONE MARIA
A scelta tra tre scelte
ANTIPASTI: Frico semplice, frico con patate o frico con cipolla
PRIMI: Brodo finto con pastina o con risi o minestra di brovada
SECONDI: Fettina, formaggi o scatoletta a sorpresa dello chef
CONTORNO UNICO: Brovada
DESSERT: Formaggi, pomo o macedonia sciroppata
VINO: Acido della casa
CONDIMENTI: Margarina di alpeggio, olio di semi di rapa, aceto di vino della casa
Il cenone fu molto gradito dagli avventori che vollero poi complimentarsi di persona con lo chef Ivan, anche con un applauso alla presentazione della macedonia sciroppata.